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Pagina 2 di 2 Il teatro di Siracusa, costruito nel V sec. a. C., presenta grandi affinità strutturali con quello di Atene. Innanzitutto la gradinata rettilinea conservatasi sul Temenite, mostra che questa colonia potrebbe essere stata dotata di un theatron in pietra opera dell’architetto Damokopos Myrilla durante gli anni della tirannide di Ierone I ( 478-476 a. C.).
Il teatro cosiddetto “arcaico” fu realizzato intagliando nella roccia del colle un koilon rettilineo composto da diciassette ordini divisi in tre sezioni da due scale e orientato verso sud. A nord-est rispetto ad esso vi sono i resti di un’area sacra cui il theatron sarà stato annesso: la sua più antica origine sembrerebbe risalire alla fine del VII sec. e la fase di abbandono al III sec. Il santuario rimase esterno alla città fino alla fine del V sec. a.C. , quando le mura urbiche si estesero a comprendere anche l’area del temenite (Tucidide, Storie, VI,75).
Il teatro si apre a est di questo complesso, orientato nord-sud e quindi in asse con il sistema viario della città. A oriente sono le Latomie, da cui fu estratto il calcare poroso di colore giallastro usato per la costruzione. Come nel caso del theatron rettilineo, il koilon si dispone a ridosso del pendio del colle e fu intagliato direttamente nella roccia. Capace di contenere circa 14.000 spettatori, esso ha forma di ferro di cavallo ed è composto da sessantasette file di gradini, delle quali ventisette per l’ima cavea e quaranta per l’epitheatron distinti da un ambulacro con diazoma modanato. I gradini si presentano nella loro massima parte intagliati nel banco roccioso, ma non mancano blocchi distinti con posti a sedere e per i piedi. Davanti alla prima gradinata dell’ epitheatron è un euripos. Le kerkides sono nove scandite da otto più due klimakes parallele agli analemmata frontali. Probabilmente a causa dei rifacimenti di epoca romana, manca la proedria. E’ dunque incerto se la gradinata fosse in origine accessibile anche dall’orchestra, oltre che dal porticato della terrazza superiore. L’orchestra era a ferro di cavallo come il koilon, dotata di euripos, e vi si accedeva da parodoi frontali, impostate obliquamente ai lati dell’edificio scenico. Di quest’ultimo, pertinente a questa fase, si conservano soltanto due allineamenti paralleli di sei e quattro fori praticati nella roccia per l’incasso dei sostegni lignei della skenè.
Importanti per la datazione di questa fase dell’impianto nel periodo avanzato della tirannide di Ierone II (238-215 a. C.), sono le iscrizioni incise sul diazoma di distinzione tra epitheatron e ima cavea, in corrispondenza dei nove cunei (I.G. XIV, 3).
L’edificio fu in seguito sottoposto a numerose trasformazioni. Tra il III e il II sec. furono asportati gli angoli del koilon in direzione dell’orchestra e l’euripos più antico venne interrato per essere sostituito con un altro canale scoperto davanti alla prima fila di gradini dell’ima cavea. L’ orchestra raggiunse così un diametro di ventiquattro metri. Si eresse inoltre un nuovo edificio scenico. Rimane traccia del frons scaenae nello stilobate segnato da dieci incassi allineati per altrettanti pilastri e colonne. Posteriormente ad essa fu scavata una fossa scenica provvista di quattordici incisioni a coda di rondine sulla sua parete meridionale. Nessun elemento si è conservato riguardo alla skenè.
Databile tra il II e il I sec. a. C. è la creazione delle più ampie parodoi laterali che comportò una parziale soppressione degli analemmata. Allo stesso periodo può ascriversi il lungo corridoio ipogeico raggiungibile dalla scala in un piccolo vano presso l’edificio scenico e che portava ad un ambiente quadrato scavato quasi al centro dell’orchestra, al cui piano pavimentale si poteva risalire mediante un’altra scala (Si tratta forse, come dice Albini delle scale carontee?). Fu inoltre realizzata una nuova fronte per la scena con pilasctri e una o più porte. All’edificio scenico vennero affiancati due ambienti.
Durante l’età imperiale il teatro subì altri radicali cambiamenti. In particolare vi fu la realizzazione di un invaso trapezioidale in corrispondenza dell’orchestra che Todisco ipotizza potesse servire per i giochi d’acqua magari prima delle rappresentazioni, o negli intervalliper intrattenere gli spettatori. Nel V sec. d.C. forse vi fu un restauro, resosi necessario dopo il sacco di Alarico (C.I.L., VI, 37128).
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