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Pagina 1 di 5 La colonizzazione della Cirenaica. La fondazione di Cirene
Topografia e territorio Cirene era situata nella parte di Africa che prese il nome di Cirenaica dalla città stessa. I primi stanziamenti greci in Libia vennero intrapresi nel VII secolo a.C. da agricoltori spinti a cercare nuove terre oltremare, a causa di una grave siccità manifestatasi in madrepatria. Già però dal XIV secolo a.C. la stessa rotta era stata percorsa da mercanti egei, che avevano avuto contatti commerciali con l’Africa settentrionale, ma l’attrattiva principale furono i fertili territori della pianura e della costa Cirenaica che per il clima e la posizione geografica favorevole divenne, grazie al contatto con Creta, la continuazione della Grecia verso sud. La fertilità della Cirenaica era sostenuta già dagli antichi, la cui amenità era messa maggiormente in risalto dalla vicinanza del deserto[1]. Erodoto è il solo che ne abbia dato una descrizione accurata dividendola in tre parti, per clima completamente diversi: la zona alta verso sud, i colli e la pianura sul mare, prima si raccolgono le uve sul litorale, poi vengono a maturazione quelli del tratto mediano e infine quelli della zona più interna, così i Cirenei sono impegnati a raccogliere messi per otto mesi[2]. Della stessa opinione circa la fertilità del territorio sono molti altri; Arriano dice che la Cirenaica è ricca di prati e frutti di ogni genere; secondo Teofrasto il clima non è troppo caldo e fornito di aria pura e asciutta; Plinio loda la generosità del clima che rende inutili le cure dell’agricoltura; con lui concordano Strabone e Diodoro, inoltre Pindaro dice della regione “Libia produttrice di frutti”, affermazione sostenuta anche da Eschilo[3]. Per quanto riguarda la provenienza dei coloni, la nostra fonte principale è Erodoto[4] che ci indica che i coloni provenivano da Thera, una piccola isola alquanto arida, situata a sud delle Cicladi, formata dall’orlo del cratere di un grande vulcano, abitata da popolazioni di stirpe dorica. Questa isola fu molto florida tra la metà dell’VIII e nel VII secolo a.C., ma durante la metà del VII secolo a.C. non fu più in grado di sostenere la popolazione, divenuta ormai numerosa per un’isola così piccola. Così un gruppo di coloni, sotto la guida di un cretese partì per l’Africa settentrionale, approdando all’isola di Platea nell’attuale golfo di Bomba, posta di fronte alla costa, dove venne fissato un insediamento temporaneo. Dopo due anni i coloni si trasferirono sulla terraferma, ad Aziris, e da qui dopo altri sei anni, le popolazioni libiche indussero i greci a trasferirsi in un luogo migliore dell’interno, indicandogli quello della futura Cirene. Non si conoscono con precisione i rapporti iniziali di Cirene con le popolazioni libiche[5], ma si può supporre che i greci avessero adottato una politica di contatto con gli indigeni, che in un primo momento sembrarono ostili; solo più tardi, dopo aver ottenuto la fiducia dei libi, i greci si decisero a spostarsi e a migrerare verso l’interno[6]. Qui la comunità greca, guidata da Batto, raggiunse la prosperità, tanto che nel VI secolo a.C. arrivarono nuovi coloni dalla madrepatria fondando nuove città, ma questo allarmò le popolazioni indigene che chiesero aiuto agli egiziani (570 a. C.). La sconfitta degli egiziani determinò il definitivo possesso della regione da parte dei Cirenei. Successive rivolte interne alla famiglia reale dei Battiadi[7] provocarono altri scontri con gli indigeni libici, con esiti non positivi per i greci, che con l’arrivo dei persiani fecero atto di sottomissione e a partire dal 515 a.C. Cirene entrò a far parte dell’impero persiano. Pur sotto il dominio persiano, la prosperità della città continuò ad accrescersi, perchè proprio in quegli anni vennero costruite le tombe più belle, i maggioro templi e probabilmente le prime emissioni monetali[8]. A Cirene, la città arcaica sorgeva sulle alture che dominano la fonte sacra, chiamata dai greci, “fontana di Apollo”, prevedendo l’occupazione già in età arcaica di quattro colline. Il diverso orientamento delle strade ha fatto individuare il nucleo primitivo sull’Acropoli, chiamata da Pindaro “mammella bianco lucente”[9] per via della geomorfologia del luogo, e la divisione della città in sette quartieri regolari. La scelta topografica trova eco nella madrepatria Tera, di cui Cirene ne riprende l’organizzazione del territorio su una collina ripartita da una strada mediana con funzione di arteria principale. Dopo la seconda ondata di coloni nella prima metà del VI secolo a.C., si provvide a una nuova distribuzione di terre, ripopolando il territorio limitrofo; questo presupponeva un adeguato controllo della chora circostante tramite quattro direttrici di traffico, che uscivano dalla città dai quattro punti cardinali[10]. Cirene, grazie al punto strategico in cui fu fondata, divenne una città molto ricca, principalmente perchè luogo di transito terrestre e costiero di numerose rotte commerciali. Inoltre il clima favorevole favorì la coltivazione del silfio[11], pianta di origine selvatica, refrattaria a qualsiasi trapianto, le cui foglie erano commestibili, ma la cui qualità principale risiedeva nella linfa, apprezzata come medicina o essenza, che contribuì non poco alla prosperità dei greci di Cirenaica, benchè non fosse l’unica risorsa in una regione ricca di grano, frutta e cavalli[12]. Fonti sulla fondazione di Cirene Le fonti più antiche che ci sono pervenute sulla fondazione di Cirene sono Pindaro ed Erodoto, ma soprattutto a quest’ultimo si fa riferimento in maniera più approfondita, in quanto dà della vicenda due versioni, quella dei cirenei e quella dei terei, che hanno dato la possibilità di effettuare numerose riflessioni, soprattutto di carattere storico. Ai due autori antichi hanno fatto seguito nei secoli successivi, una serie di altre fonti per la maggior parte letterarie, ma anche epigrafiche, che hanno arricchito il panorama delle interpretazioni. Si riporta l'elenco le fonti relative alle tradizioni di fondazione, seguite da altre divise per tematiche. Leggenda di fondazione Pindaro, Pitica IV, 1-60
Erodoto , Storie, IV, 147-158
Menecle di Barce: in Schol. Ad Pind. Pyth. IV, 10
Giustino, Epit. XIII, 7, 1 BATTO Aristotele: da Schol. ad Aristoph. Plut. 925 in F. H. G. II, 166
Heraclide, Kurhn in F. H. G. II, 212
Acesandro: da Schol. ad Pind. Pith. IV, 1, iscr. B
Aristarco: in Schol. ad Pind. Pyth. V, 76 b. Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, VIII, 29-30, 2, 5 Plutarco, Pyth. or. 22, III, 56, 14 Pausania, Desc. Gr., X, 15, 6, 3-7 Etimologicum Magnum: s.v. Battarizein APOLLO Callimaco, Hymn. Ad Apoll., 65-80 CIRENE Esiodo, Fr. 128, da Schol. di Pind. Pyth. IX, 6 Pindaro, Pith. IX, 5-25; 50-55. Ferecide, da Schol. ad Apoll. Rh. Argon. II, 500 Apollonio Rodio, Argon., II, 502 Acesandro e Filarco, da Schol. ad Apoll. Rhod. Argon. II 498/527a: (316 F 3) Callimaco, Hymn. Ad Apoll., 90 Isidoro Hispaliense, Etymol. XV, 1, 77
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