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I Bronzi di Riace PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaella Iovine   
domenica 14 ottobre 2007
I Bronzi di Riace: storia, recupero e analisi delle due statue.

Il recupero delle statue
Il 16 agosto 1972 Stefano Mariottini, giovane sub dilettante romano, si immerge nel Mare Jonio, a 300 metri dalle coste di Riace, in provincia di Reggio Calabria, ritrova casualmente ad 8 metri di profondità due statue di guerrieri greci.
Diventeranno famose in tutto il mondo come i Bronzi di Riace.

Fig. 1: Il Bronzo A
Fig. 1: Il Bronzo A
Fig. 2: Il Bronzo B
Fig. 2: Il Bronzo B
 


Nella circostanza, l’attenzione del subacqueo fu attratta dal braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata "Statua B", che era l’unica parte delle due statue che emergeva dalla sabbia. Per recuperare le due statue, i Carabinieri del nucleo sommozzatori, utilizzarono un grosso pallone di plastica che fu gonfiato con l'aria contenuta nelle bombole da sub.
Così il 20 agosto fu recuperata la "Statua B", mentre il giorno successivo toccò alla "Statua A", che ricadde sul fondale una volta, prima di essere portata al sicuro sulla spiaggia.

Figg. 3-4: Il  ritrovamento.
Figg. 3-4: Il ritrovamento.
 

 

Ipotesi del prof. Paolo Moreno

 

Figg. 5-6: Ricostruzione del bronzo A e B
Figg. 5-6: Ricostruzione del bronzo A e B


Secondo l’ipotesi del prof. Moreno:
 
Il Bronzo A (il giovane) potrebbe raffigurare Tideo.
Tideo è un eroe della mitologia greca, figlio di Oineo, re di Calidone, e della figlia Gorge (o forse di Peribea, sua seconda moglie). Fu obbligato a lasciare Calidone dove aveva ucciso un parente. Recatosi ad Argo presso il re Adrasto per essere purificato dell'omicidio, ebbe un diverbio con Polinice figlio di Edipo e pretendente al trono di Tebe, anche egli ospite dal generoso re. Questo litigio era stato profetizzato ad Adrasto, e per obbedire all'oracolo egli diede in moglie ad entrambi i litiganti una delle sue figlie; a Tideo toccò Deipile, da cui ebbe il celebre eroe Diomede[1]. Sempre per adempire all'oracolo, Adrasto si adoperò per rimettere i due generi sui loro troni; ma nella spedizione per la sottomissione di Tebe, Tideo, pur uccidendolo nel duello, fu ferito a morte da Melanippo. Atena, che teneva particolarmente all'eroe e lo proteggeva nelle sue battaglie, gli apparve per somministrargli una bevanda che lo avrebbe reso immortale; ma inorridita dal fatto che Tideo stesse mangiando il cervello di Melanippo, cambiò idea e Tideo morì per le ferite.
Il Bronzo B (il vecchio) Anfiarao è un personaggio della mitologia greca, figlio di Oicle (secondo un'altra versione, di Apollo e di Ipermestra).
Anfiarao aveva avuto in dono la preveggenza e diventò l'indovino della città di Argo, dove aveva sposato Erifile (sorella del re Adrasto). Grazie alle sue doti, Anfiarao previde il fallimento della spedizione dei Sette contro Tebe e rifiutò di accompagnarlo. La presenza di Anfiarao era però necessaria, perché serviva un'ultima persona fidata che presidiasse la settima porta di Tebe. Erifile si fece persuadere da Polinice, che le promise la collana dell'eterna giovinezza, appartenuta ad Armonia se avesse convinto il marito a partire. Anfiarao cedette, ma prima di partire chiese a suo figlio Alcmeone di vendicare la sua morte e di uccidere la madre. Una volta a Tebe, Anfiarao ebbe l'incarico di attaccare la porta di Omoloide, ma fu sconfitto e le sue truppe disperse. Anfiarao fu costretto alla fuga, e solo l'intervento di Zeus impedì che venisse ucciso dai soldati tebani. Il dio decise di farlo precipitare in una fossa aperta con uno dei suoi fulmini, e fece sì che quel luogo diventasse sacro, e vi fu posto persino un oracolo.


I sette contro Tebe 
Ai risultati della ricerca, il prof. Paolo Moreno ha unito lo studio di documenti storici. Come quelli lasciati dal greco Pausania, che aveva redatto tra il 160 e il 177 d. C., una vera e propria guida turistica dei luoghi e monumenti della Grecia. In particolare, Pausania scrisse di aver visto nella piazza principale di Argo un monumento dedicato ai "Sette a Tebe", gli eroi che fallirono nell'impresa di conquistare la città, e ai loro figli (gli Epigoni) che li riscattarono ripetendo l'impresa con successo.
Il monumento ad Argo comprendeva una quindicina di statue, delle quali facevano parte i due Bronzi di Riace, adornate di lance, elmi, spade e scudi (lo si evince sia dalla posizione delle braccia che dal ritrovamento successivo del bracciale di uno scudo in bronzo, sugli stessi fondali di Riace).

 

Fig. 7: Ricostruzione del monumento dei Sette contro Tebe e gli Epigoni dell’agorà di Argo, opera di Alkamene e di Agelada.
Fig. 7: Ricostruzione del monumento dei Sette contro Tebe e gli Epigoni dell’agorà di Argo, opera di Alkamene e di Agelada.

Fig. 8: Frontone occidentale in terracotta del Tempio A da Pirgi.Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia
Fig. 8: Frontone occidentale in terracotta del Tempio A da Pirgi.Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia



Ultimo aggiornamento ( sabato 02 febbraio 2008 )
 
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