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Pagina 1 di 2 L'edificio teatrale coperto ad Atene: l'Odeion di Erode Attico.
Il magnifico edificio teatrale coperto fu donato ai concittadini ateniesi da Erode [1], facoltoso letterato e politico originario di Maratona, eletto console di Roma sotto l’imperatore Antonino Pio (143 d.C.). Secondo la tradizione, l’opera fu concepita per onorare la memoria della consorte Annia Regilla, defunta prematuramente nel 160 d.C. Le fonti principali in merito sono Pausania (Periegesi della Grecia, VII, 20, 6), che lo definisce l’odeion più bello della Grecia per dimensioni e arredi, e il retore Filostrato (Vitae Sophistarum, II, 1, 5. 8), il quale afferma che tale edificio si distingueva in tutta la Grecia. È il terzo odeion eretto ad Atene, dopo quello voluto da Pericle (442 a.C.) sulle pendici sud-est dell’Acropoli e quello di Agrippa (15 a.C.) nell’antica agora. La sua costruzione sarebbe stata motivata anche dal cambiamento di destinazione d’uso dell’odeion di Agrippa, che nel 150 d.C. crollò parzialmente. Lo stesso Erode provvide al restauro della struttura, con il dimezzamento della pianta originaria al fine di realizzare una copertura più agevole. Quindi l’antico teatro fu probabilmente adibito all’audizione di letture filosofiche [2]. La realizzazione del nuovo e maestoso odeion ebbe inizio nel 161 d.C. ma la data del termine dei lavori è alquanto incerta, compresa tra il 165 d.C. e l’anno in cui Pausania parla dell’edificio per la prima volta, ovvero il 174 d.C. La scelta del sito, ossia le pendici sud-ovest dell’Acropoli, identifica l’odeion come l’omologo dell’antico teatro di Dioniso Eleutherios (IV secolo a.C.) che sorgeva sulle pendici sud-est [3]. Nel 267 d.C. durante il sacco degli Eruli l’odeion di Erode Attico fu distrutto quasi integralmente da un incendio e mai più ricostruito. Agli inizi del XIX secolo, agli occhi dei viaggiatori e degli stessi cittadini ateniesi, le sue rovine inesplorate apparivano misteriose e di dubbia identificazione [4]. L’indagine del sito si deve alle campagne di scavo condotte dalla Greek Archaeological Society tra il 1848 e il 1958 [5]. Soltanto grazie ai restauri avviati nel 1954, poi, l’edificio ha riacquistato parte della sua originaria monumentalità e ancora oggi, durante la stagione estiva, ospita le manifestazioni musicali e artistiche del Festival di Atene. Sia dal punto di vista architettonico che decorativo l’odeion rispecchiava le caratteristiche peculiari del teatro romano [6] e, al tempo stesso, eccelleva per l’originale elaborazione degli elementi stilistici dell’arte imperiale del II secolo d.C. La cavea semicircolare, dal diametro di 76 metri, fu scavata nella roccia e poteva ospitare 5000 spettatori. Divisa in due settori orizzontali da un corridoio (diazoma) e circondata da un portico semicircolare, aveva sedili che si estendevano fin sopra le parodoi, rivestiti con il marmo bianco del monte Imetto. Oggi è completamente restaurata nelle parti mancanti. Al disotto della cavea, inoltre, esistevano dei passaggi sotterranei. Del portico semicircolare si conservano soltanto pochi resti murari alle spalle della cavea. Anche l’orchestra, che ha un diametro di 19 metri, è stata ripavimentata negli anni Cinquanta del Novecento, con un’alternanza di lastre marmoree quadrangolari blu e bianche. Nell’originario piano pavimentale erano praticate delle aperture, probabilmente utilizzate per lo scolo delle acque piovane. La parte più alta dell’edificio (ben 28 metri), che ancora si conserva quasi integralmente, è la parete che delimita la scaena. È costituita da una possente muratura (spessa 2,40 metri) in blocchi di poros con riempimenti di cementizio e mattoni. In origine doveva essere rivestita con lastre di marmo. La scaenae frons si articolava su tre livelli. Quello più basso, ovvero il fronte del podio scenico, mostrava un prospetto a tre porte arcuate ornato con colonne su alti piedistalli e piccole nicchie tra pilastri occupate da sculture. Di tale sontuosa decorazione marmorea, che forse comprendeva anche le statue delle Muse, oggi non resta nulla. Anche il podio rettangolare è stato restaurato in epoca moderna e continua ad essere utilizzato come base d’appoggio per un palcoscenico provvisorio. Ai suoi lati si sviluppavano i due parasceni, in origine estesi per l’intera lunghezza delle parodoi e oggi privi del piano più alto. Questi edifici laterali nascondevano sia dei corridoi per l’accesso alla summa cavea che alcune scale di collegamento ai livelli superiori della scaenae frons. La facciata dei lati interni dei parasceni, conservata per i primi due piani, continuava la decorazione del fronte del podio nella parte bassa e recava solo una nicchia in quella soprastante. Il secondo livello della scaena era strutturato con un’ampia nicchia centrale, in corrispondenza della sottostante porta mediana aperta sul podio, affiancata da aperture arcuate di minori dimensioni. Del piano più alto dell’edificio scenico restano soltanto alcuni archi di notevole ampiezza, meglio conservati nell’angolo sud-est del teatro.
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